Alienazione parentale e art. 709 ter cpc

Il genitore che attua la alienazione parentale provoca lo sbilanciamento dei sentimenti dei figli in suo favore. Qual’è il rimedio più veloce?

 

Alienazione parentale e bigenitorialità

L’interesse che va tutelato è innanzitutto quello dei figli alla bigenitorialità.

In considerazione di questo, il mettere in cattiva luce uno dei genitori agli occhi dei figli è già di per sé un illecito, poiché spinge a sbilanciare in maniera sfavorevole la figura dell’altro genitore. In particolare, ciò che costituisce illecito è la “triangolazione”, vale a dire la partecipazione attiva dei figli nella guerra della coppia e la cancellazione di una delle due figure genitoriali.

 

Come il giudice risolve il problema

La coppia conflittuale non sfugge all’esame di un giudice, nemmeno del più inesperto.

Il giudice, quindi, rilevata la conflittualità della coppia, disporrà una CTU (Consulenza Tecnica d’Ufficio) per valutare il grado di compromissione psicologica del nucleo familiare.

In genere, ogni CTU suggerisce un percorso di sostegno alla genitorialità, vale a dire una psicoterapia da svolgersi in un centro accreditato.

Dopo un periodo di osservazione, il giudice valuta i progressi della coppia e considera nuovamente il grado di coinvolgimento dei figli nel conflitto di coppia.

Nel caso in cui non vi siano stati progressi apprezzabili da parte di entrambi i genitori, e quindi nel caso in cui la triangolazione continui a sussistere, il giudice prenderà atto del fallimento del percorso di sostegno alla genitorialità e prenderà provvedimenti più drastici, quali, ad esempio, il collocamento dei figli in casa famiglia.

In questi casi, l’affidamento ai servizi sociali è la prassi usuale. Non è infrequente, inoltre, che affidamenti di questo tipo si protraggano sino al compimento della maggiore età dei figli.

 

Cosa fare in caso di alienazione parentale

Il soggetto alienante ha in genere un minore interesse a sottoporsi al percorso di recupero della bigenitorialità. L’atteggiamento che si riscontra è quello di una forte resistenza alla psicoterapia, vissuta come un’ingiusta intrusione nel rapporto con i figli. L’obiettivo dell’alienante è mantenere lo stato delle cose, poiché indubbiamente i figli hanno già fatto propria una concezione dispregiativa dell’altro genitore.

In questi casi, il genitore alienato ha l’obbligo di attivarsi.

 

L’art. 709 ter cpc come rimedio all’alienazione parentale

Ricorrere alla procedura penale è solitamente poco fruttuoso, sia per i lunghi tempi del giudizio, sia per l’elevatissimo numero di archiviazioni in ambito familiaristico.

Uno dei migliori rimedi offerti dalla procedura civile, invece, è il ricorso ai sensi dell’art. 709 ter cpc, attraverso il quale si può chiedere -sia in pendenza di separazione/divorzio giudiziale che indipendentemente da un preesistente procedimento- che il giudice applichi opportune contromisure nei confronti dell’alienante. Le contromisure in questione andranno dall’ammonizione, all’ammenda, sino alla revisione completa delle condizioni dell’affido.

 

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Avv. Piergiorgio Rinaldi, esperto in diritto di famiglia

 

 

 

 

 

 

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Avv. Piergiorgio Rinaldi
Avv. Piergiorgio Rinaldi
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