Divulgazione

Ma i separati in casa esistono davvero?

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Come no! Certo che con mia moglie siamo già separati…solo che momentaneamente viviamo ancora sotto lo stesso tetto.

Una frase frequente, ormai. Peraltro, un fenomeno che la Crisi ha contribuito ad amplificare.

Ma si può davvero essere separati e coabitare?

Innanzitutto, distinguiamo tra “convivenza” e “coabitazione”.

La convivenza comprende anche la coabitazione ma è soprattutto sinonimo di fusione materiale e spirituale.

La coabitazione è la semplice condivisione dell’immobile ai fini della divisione delle spese.

I coniugi, quindi, cessano di convivere e iniziano a coabitare.

Siamo nel campo della c.d. “separazione di fatto”.

 

Come ci si separa in casa?

Non ci separa in casa, tutto qui.

Né il codice civile né le leggi speciali prevedono la possibilità di separarsi e continuare a vivere sotto lo stesso tetto.

In pratica, chi vuole separarsi, lo deve fare anche fisicamente.

Nel nostro diritto, la convivenza nella stessa casa è consentita solo per un breve periodo per consentire a entrambi i coniugi di organizzare le proprie risorse e trovare una nuova sistemazione.

A consentirlo, naturalmente, deve essere il Tribunale che segue la separazione legale dei coniugi.

Separarsi, che dice la Legge?

La legge non ammette una separazione con la quale vengono meno tutti gli obblighi matrimoniali tranne quello di convivenza.

Quindi, coloro che si ritengono separati in casa,  restano vincolati a tutti i diritti e obblighi derivanti dal matrimonio (fedeltà, collaborazione materiale e contribuzione ai bisogni della famiglia) e in special modo a quelli di assistenza morale e materiale del coniuge.

Verso i figli, ovviamente, gli obblighi restano e resterebbero in ogni caso invariati.

Quale soluzione alternativa?

Considerato che la c.d. “separazione in casa” è più che altro una condizione mentale e non giuridica, l’unica soluzione alternativa è la separazione legale.

A maggior ragione lo è ove si consideri che la separazione in casa non costituisce presupposto per far iniziare a decorrere il termine di sei mesi indispensabile per ottenere il divorzio.

Non sono da sottovalutare, infine, i problemi che potrebbero aversi nel caso in cui uno dei due coniugi, intenzionato a opporsi alla dichiarazione del divorzio, eccepisse una riconciliazione favorita proprio dalla condivisione quotidiana dell’ immobile (cosa che favorisce anche i rapporti sessuali).

In questo caso, sarebbe necessario dimostrare che tale riconciliazione non ci sia stata. Ma si tratterebbe di una prova quasi impossibile.

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Avv. Piergiorgio Rinaldi
Avv. Piergiorgio Rinaldi
La realta' della famiglia in crisi richiede conoscenze approfondite ed una dedizione assoluta. Soprattutto, richiede pratica quotidiana e grande passione personale. Per arrivare al migliore accordo.
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