Servizi sociali e case famiglia: la polemica è giusta?

Servizi sociali e case famiglia: perché demonizzarli è un errore nelle cause di famiglia

Quando il conflitto familiare diventa ingestibile

Nelle cause di famiglia più conflittuali succede spesso una cosa prevedibile. A un certo punto i servizi sociali entrano in scena e spesso diventano oggetto di critiche. Per un genitore sono troppo invasivi. Per l’altro troppo passivi. Le case famiglia vengono invece descritte come luoghi di costrizione dove si collocano ingiustamente figli che vengono sottratti alle famiglie. Gli assistenti sociali sono spesso descritti come i controllori permanenti di un sistema in cui lo Stato si appropria senza diritto della vita di interi nuclei familiari.

Negli ultimi anni questa narrazione è cresciuta molto, soprattutto online. Basta leggere i commenti sotto qualunque notizia che riguardi l’affidamento dei minori, gli allontanamenti o gli interventi dei servizi territoriali.

Ma dentro le aule di tribunale la realtà è molto meno ideologica.

Chi lavora davvero nelle cause di diritto di famiglia sa che esistono situazioni limite nelle quali un minore viene protetto soltanto grazie all’intervento dei servizi sociali e di una struttura protetta.

Esistono bambini che continuano ad andare a scuola regolarmente, a seguire cure mediche adeguate o semplicemente a vivere in un ambiente meno distruttivo soltanto perché qualcuno impone un ambiente “sterile”, non contaminato dal conflitto familiare o da una condizione di degrado.

Il punto non è se servizi sociali e case famiglia siano “buoni” o “cattivi”

Questo è il vero errore del dibattito pubblico.

Servizi sociali e case famiglia non sono strumenti da giudicare in modo aprioristico. Non sono automaticamente una minaccia per i genitori. E non sono neppure organismi perfetti.

Esistono errori, relazioni superficiali, valutazioni discutibili e situazioni gestite male. Succede perché si lavora dentro conflitti familiari estremamente complessi, spesso pieni di accuse reciproche, manipolazioni e tensioni continue.

Ma da questo non si può arrivare alla conclusione che queste strutture siano inutili o dannose per definizione.

La realtà è che, senza questi strumenti, molte situazioni familiari rimarrebbero completamente fuori controllo.

Nelle cause di separazione più dure capita di vedere minori esposti per mesi o anni a conflitti quotidiani tra i genitori, violenza psicologica, trascuratezza, isolamento sociale, manipolazioni continue, totale incapacità degli adulti di collaborare.

In questi contesti il problema non è “difendere” i servizi sociali. Il problema è chiedersi cosa accadrebbe se non esistessero.

La casa famiglia non è uno strumento ordinario

Uno degli equivoci più diffusi riguarda proprio le case famiglia.

Molti immaginano che rappresentino un sistema usato facilmente dai tribunali per allontanare i figli dai genitori. In realtà, almeno sul piano giuridico, il collocamento in struttura dovrebbe rappresentare una extrema ratio.

Significa che dovrebbe essere disposto soltanto quando:

-il minore si trova in una situazione realmente pregiudizievole;

-gli altri strumenti non sono sufficienti;

-il conflitto familiare è diventato ingestibile;

-esiste un rischio concreto per l’equilibrio del bambino o dell’adolescente.

Una casa famiglia non sostituisce la famiglia. Dovrebbe servire a proteggere temporaneamente il minore mentre si tenta di ricostruire condizioni familiari più stabili.

Naturalmente questo richiede controlli seri.

Il giudice non può limitarsi a delegare tutto ai servizi sociali. Deve verificare costantemente se quella misura sia ancora necessaria, proporzionata e realmente utile per il minore.

Il ruolo degli assistenti sociali nelle cause familiari

Anche sugli assistenti sociali esiste spesso una visione controversa.

Nella percezione di molti genitori rappresentano figure ostili. Tuttavia, chi ha esperienza concreta di processi familiari ritiene che, nella maggior parte dei casi, il loro lavoro consista nel tentare di contenere situazioni che stanno degenerando.

Entrano in nuclei familiari dove i genitori non riescono più a parlarsi, dove ogni decisione diventa una guerra e dove il minore finisce schiacciato nel conflitto.

Monitorano frequentazioni, scuola, condizioni di vita, equilibrio relazionale. Non perché debbano “sostituirsi” ai genitori, ma perché in alcune situazioni qualcuno deve verificare cosa stia realmente accadendo.

Ed è proprio questo il punto che spesso viene dimenticato.

Il vero problema non è l’esistenza dei servizi sociali o delle case famiglia. Il problema è il loro utilizzo.

Quando questi strumenti vengono usati senza controllo diventano pericolosi.

Ma quando vengono demonizzati in modo automatico, il rischio è ancora più serio: lasciare soli proprio quei minori che avrebbero più bisogno di protezione.

Nelle cause di famiglia non servono slogan ideologici. Serve capire una cosa molto semplice: esistono situazioni nelle quali, senza questi filtri e senza questi luoghi di protezione temporanea, alcuni minori rimarrebbero completamente esposti al caos degli adulti.

 

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Avv. Piergiorgio Rinaldi
Avv. Piergiorgio Rinaldi
La realta' della famiglia in crisi richiede conoscenze approfondite ed una dedizione assoluta. Soprattutto, richiede pratica quotidiana e grande passione personale. Per arrivare al migliore accordo.