Il genitore non vuole andare in vacanza con i figli

Cosa fare se il genitore non prende i figli per le vacanze

Il genitore non collocatario, in estate, ha l’occasione per trascorrere alcuni giorni in più con i figli. Sono molti, però, quelli che cercano di comunicare all’ex le vacanze solo all’ultimo per creare tensione, comunicando le proprie disponibilità a ridosso delle ferie estive. Organizzarsi per tempo e nel rispetto del coniuge è doveroso, ma quanti lo fanno?

Non comunicare il periodo delle vacanze estive

Che cosa possiamo fare se il non collocatario non comunica quando prenderà i figli per le vacanze? E cosa possiamo fare se addirittura non vuole prenderli?

In genere, ai genitori, quindi anche al non collocatario, spettano 15 giorni con i figli. Almeno, secondo le sentenze-standard cui siamo ormai abituati.

Innanzitutto, ricordiamo che non è obbligatorio che le due settimane in questione siano da trascorrere continuativamente. Esse possono essere anche frazionate, e ciò non comporta infrazione alcuna degli accordi di separazione o della sentenza resa fra le parti in sede di divorzio.

Inoltre, occorre ricordare che il non poter partire, magari per esigenze economiche, non esonera il genitore che dovrebbe stare con i figli dal dovere di trascorrere un lungo periodo estivo con la prole.

Quali rimedi giuridici contro gli inadempimenti?

E’ comunque vero che non esistono rimedi giuridici rapidi ed efficaci per obbligare il coniuge a osservare gli accordi. O meglio, esistono ma non sono rapidi, quindi sono inutili.

Nonostante le lungaggini burocratiche che ne vanificano l’efficacia, però, esiste, in astratto, la possibilità di denunciare le inadempienze.

Non rispettare le condizioni dell’affidamento, infatti, è reato. Tuttavia, denunciare significa attendere molto, con il rischio che nel frattempo il conflitto vada ad esacerbarsi ulteriormente e che la questione, al momento della sua discussione, abbia perso da tempo la propria importanza.

Il consiglio, quindi, rimane quello di trovare un accordo, insistendo per la limatura di quelle “spigolosità” che la controparte presenta e rinunciando a far valere posizioni improntate alla pura soddisfazione dell’orgoglio, in nome dell’equilibrio psicologico della prole.

Vero, non è facile.

Buone vacanze di Pasqua.

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Avv. Piergiorgio Rinaldi, esperto in diritto di famiglia

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Avv. Piergiorgio Rinaldi
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