Normativa semplificata

SI PUO’ CONVIVERE COL NUOVO PARTNER NELLA CASA CONIUGALE?

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NUOVI COMPAGNI E CASA FAMILIARE: SI PUO’?

La risposta è sì, nonostante l’ampio dibattito ancora in corso sull’opportunità del gesto di introdurre i nuovi partner in famiglia.
L’art. 155-quater del c.c. stabilisce che il diritto al godimento della casa coniugale viene meno se l’assegnatario/a ci viva more uxorio o contragga nuovo matrimonio.
Mettendo da parte la formulazione codicistica, però, non possiamo non tener conto dell’evoluzione dei costumi.
Inoltre, esistono altre variabili in gioco, come il diritto all’affettività come elemento di affermazione della personalità umana.
La Corte Costituzionale, con sentenza 308/2008 ha ritenuto che il 155-quater c.c. fosse limitante del diritto di godimento dell’assegnatario.
In pratica, ha detto che non c’è vera assegnazione se non si può goderne pienamente.

LA CONVIVENZA NELL’EX CASA CONIUGALE E’ POSSIBILE.

Probabilmente, i problemi sono prevalentemente di natura extragiuridica.
Se, infatti, la giurisprudenza ammette la formazione di un nuovo nucleo familiare nella casa coniugale, gli aspetti pratici ed etici da risolvere non sono certo pochi.
Immaginiamo il disagio del genitore non assegnatario, nel dover pagare un mutuo per una abitazione sfruttata dall’ex e dal suo nuovo partner.
Tuttavia, le unioni di fatto assumono un ruolo sempre più rilevante, e anche la Cassazione, con la nota sentenza 7214/2013 ha sottolineato che la convivenza esce dall’ambito della mera ospitalità, assumendo una dignità giuridica specifica.

UN CASO FAMOSO

Un caso piuttosto importante, fra i primi trattati in materia di convivenza nella casa coniugale, è stato deciso dal Tribunale di Milano nel 2013.
In quel caso, un padre chiese l’affidamento condiviso e la possibilità per il figlio piccolo di frequentare la nuova compagna. La madre chiese l’affidamento esclusivo e il divieto di frequentazione fra il bambino e la nuova partner del padre.
Il Presidente del Tribunale dispose che il bambino frequentasse il padre senza la presenza di terzi di alcun tipo, per rafforzare il legame padre-figlio in attesa del parere dei servizi sociali e di uno psicologo.
Dopo diversi mesi di rilievi, le relazioni dei Servizi non furono in grado di evidenziare alcun motivo di pregiudizio nella frequentazione della convivente del padre. Le richieste materne, pertanto, furono rigettate.

 

ESISTE UN DIRITTO ALLA CONVIVENZA?

Il Tribunale di Milano ha sancito, in pratica, un vero e proprio “diritto” del genitore a coinvolgere il figlio nella sua nuova unione sentimentale.
Sono passati anni, e ormai si è stabilizzata definitivamente la consapevolezza che se è vero che la convivenza è tutelata giuridicamente, la cosa ancor più importante è che i genitori abbiano cura di far comprendere ai figli che nessuna “sostituzione” della figura del genitore biologico –che è e resta il vero genitore sotto qualsiasi profilo, soprattutto educativo ed affettivo- sarà mai possibile.

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Avv. Piergiorgio Rinaldi
Avv. Piergiorgio Rinaldi
La realta' della famiglia in crisi richiede conoscenze approfondite ed una dedizione assoluta. Soprattutto, richiede pratica quotidiana e grande passione personale. Per arrivare al migliore accordo.
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