Conseguenze della separazione giudiziale
Nel precedente post abbiamo visto come si articola il rito della separazione in sede contenziosa, ma quali sono le conseguenze della separazione giudiziale? A quali rischi espone una separazione giudiziale? Una prima spiegazione per non addetti ai lavori.
Quando è necessaria la separazione giudiziale?
La separazione giudiziale va esperita solamente quando non sia possibile la separazione consensuale. Quest’ultima, nonostante gli sforzi dei difensori, può tuttavia risultare impraticabile a causa di divergenze economiche, difficoltà nel concordare i tempi di frequentazione dei figli, disaccordi su questioni inerenti l’abitazione o sulla divisione delle spese. Molto spesso, la soluzione è a portata di mano ma questioni di ostinato principio impediscono di raggiungere un accordo. Non esiste un elenco preciso di variabili che possano influire negativamente su un accordo, ma la pratica ci insegna che ogni caso ha le sue peculiarità e va trattato con estremo tatto anche quando l’accordo sembra quasi raggiunto.
In realtà, anche nelle separazioni più pacate, gli animi possono accendersi improvvisamente.
Ovviamente, le questioni che più spesso conducono alla separazione giudiziale sono due: la frequentazione dei figli e l’assegno per il loro mantenimento. Se, dopo aver tentato in ogni modo di conciliare le parti, questi problemi non sono stati risolti, la separazione giudiziale è inevitabile.
Se i contrasti riguardano solamente il calendario di frequentazione e le questioni economiche, basterà un’udienza per ottenere i primi provvedimenti dal giudice. In questi casi, le conseguenze della separazione giudiziale sono prevalentemente economiche e di adattamento alle nuove abitudini di vita.
Diverso è il caso in cui la separazione giudiziale sia caratterizzata da contrasti più profondi.
Conseguenze della separazione giudiziale in presenza di forte conflittualità
Un ricorso può essere finalizzato a ottenere la semplice separazione oppure può essere uno strumento per porre fine a una relazione tossica e violenta che abbia reso insopportabile il clima familiare. Sempre più spesso, i nostri ricorsi devono arginare le sopraffazioni che si consumano fra le mura domestiche.
Il ricorso iniziale, quindi, deve chiarire per prima cosa quali siano i soggetti da salvaguardare. Spesso, infatti, non si può proteggere esclusivamente il cliente ma occorre una tutela che si estenda anche a figli e familiari. E’ evidente che il destinatario di un ricorso in cui si chiedano rimedi contro violenze e sopraffazioni si difenderà delegittimando l’avversario e magari allegando le prove (non sempre autentiche) di maltrattamenti di cui a propria volta sia stato oggetto. Quest’ultimo caso è quello in cui si verificano le peggiori conseguenze della separazione giudiziale.
Il procedimento, infatti, è in questi casi caratterizzato da una profonda conflittualità fra le parti, spesso con scambio di querele e con accuse di cattiva competenza genitoriale.
Quando il giudice ritiene che la conflittualità delle parti stia coinvolgendo i figli, spesso dispone consulenze psicologiche e percorsi di sostegno con l’aiuto dei Servizi Sociali. Nei casi più gravi, il giudice può disporre l’affido dei minori ai Servizi Sociali con collocamento presso i genitori oppure può ordinare il trasferimento dei figli in casa famiglia.
Come comportarsi in giudizio
Nel corso della separazione, occorre evitare che il conflitto si estenda ai figli. Usare i minori per comunicare con l’altro è quindi sbagliato. Anche sminuire il partner agli occhi dei figli è emotivamente destrutturante: i minori devono conservare l’immagine di due genitori entrambi capaci ed entrambi rispettosi. Il giudice deve avere la percezione che i genitori si curino dei figli non solo materialmente e che tengano conto degli stati emotivi dei minori tenendo questi ultimi al sicuro da ciò che avviene in Tribunale.
Il genitore non collocatario deve aver cura di pagare con regolarità il mantenimento disposto dal giudice per non esporsi penalmente. Entrambi i coniugi dovranno essere sinceri nell’esporre la propria situazione finanziaria, o il giudice sarà autorizzato a ritenere che stiano occultando le proprie capacità economiche e alzerà l’ammontare del mantenimento.
E’ difficile, oggi, per un avvocato matrimonialista, suggerire a cuor leggero il rimedio della separazione giudiziale, poiché le variabili in gioco sono tante. Il miglior consiglio da dare ai propri assistiti è quindi quello di evitare i fattori di rischio, suggerendo di coltivare la qualità delle relazioni familiari e di lavorare per l’abbassamento della conflittualità di coppia, separando il piano genitoriale da quello giudiziario.

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