La revoca dell’assegnazione della casa

La legge indica i casi in cui le parti possono chiedere al giudice la revoca dell’assegnazione della casa coniugale disposta in sede di separazione.

 

I casi di revoca dell’assegnazione

La revoca dell’assegnazione della casa coniugale può essere disposta quando:

  • I figli non convivono più con l’assegnatario o diventano economicamente indipendenti
  • Il coniuge assegnatario non abita più nella casa familiare o cessa di abitarvi stabilmente
  • l’assegnatario inizia una convivenza more uxorio nella casa assegnata
  • Il coniuge che ha la casa assegnata contrae un nuovo matrimonio.

Al verificarsi di uno di questi casi, l’assegnazione non viene meno di diritto: spetta al coniuge interessato chiedere la revoca  dell’assegnazione della casa coniugale al tribunale, il quale decide in base alla valutazione dell’interesse primario dei figli minori

 

Conseguenze della revoca dell’assegnazione

La revoca può comportare, in alcuni casi, un aumento dell’assegno di mantenimento eventualmente goduto dal coniuge.

 

La convivenza more uxorio

Un’evenienza particolarmente sgradita al coniuge non-assegnatario è quella della convivenza more uxorio con un nuovo compagno (o compagna) nella casa assegnata. Casa sulla quale, magari, grava un mutuo pagato da entrambi i coniugi.

In questi casi è molto frequente che si chieda all’avvocato matrimonialista se sia possibile estromettere la nuova coppia dall’abitazione. La richiesta è comprensibilmente accompagnata da una certa animosità, considerando anche l’esborso economico del mutuo che viene vissuto come una beffa che si aggiunge al danno.

Occorre ricordare che la convivenza more uxorio non comporta la revoca automatica dell’assegnazione: il diritto al godimento della casa familiare viene meno solo dopo che il giudice ha valutato se persiste un interesse dei figli a continuare a convivere con il genitore assegnatario (C. Cost. 30 luglio 2008 n. 308).

 

Cambiamento di residenza o domicilio

Se uno dei due coniugi cambia la propria residenza o il domicilio e questo cambiamento interferisce con le modalità dell’affidamento, l’altro coniuge può chiedere di ridefinire gli accordi o i provvedimenti adottati, compresi quelli economici o relativi al collocamento dei figli. Ciò comporta la riacquisizione della casa familiare, previa richiesta al giudice.

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Avv. Piergiorgio Rinaldi, esperto in diritto di famiglia

 

 

 

 

 

 

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Avv. Piergiorgio Rinaldi
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