Psicoterapia del minore senza consenso: quali rischi per genitori e terapeuti?
La psicoterapia del minore senza il consenso di entrambi i genitori: si può? Quando un minore ha bisogno di psicoterapia, la decisione di iniziare il percorso può essere delicata, soprattutto tra genitori separati. In Italia, la legge richiede che le decisioni importanti per la salute del figlio siano condivise da entrambi i genitori (art. 337-ter c.c.). Se uno dei due non è d’accordo, è necessario rivolgersi al giudice per ottenere l’autorizzazione. Agire senza il consenso dell’altro genitore può avere conseguenze legali significative.
Genitori separati e psicoterapia senza consenso: cosa succede?
Se un genitore decide di avviare la psicoterapia per il minore senza consultare l’altro, si espone a diversi rischi. L’altro genitore può opporsi, chiedendo al giudice di interrompere la terapia. Questa azione potrebbe avere conseguenze anche sull’affidamento, se il comportamento del genitore che ha agito autonomamente viene considerato irrispettoso del principio di bigenitorialità. Questo principio è fondamentale per garantire un’educazione equilibrata al figlio. Agire attuando una psicoterapia del minore senza consenso, inoltre, potrebbe aumentare il conflitto familiare, danneggiando proprio il minore che si intende aiutare.
Quali sono i rischi per lo psicoterapeuta?
Anche lo psicoterapeuta deve fare attenzione prima di iniziare una terapia con un minore. Se non dispone del consenso di entrambi i genitori o di un’autorizzazione giudiziale, potrebbe essere accusato di violare le norme deontologiche. Potrebbe inoltre incorrere in richieste di risarcimento danni da parte del genitore escluso dalla decisione. Per evitare problemi, è indispensabile verificare sempre che entrambi i genitori abbiano firmato il consenso informato o che vi sia un provvedimento del giudice.
Come agire in caso di conflitto?
In situazioni di disaccordo tra genitori, è fondamentale agire nel rispetto della legge e nell’interesse del minore. Se i genitori non riescono a raggiungere una decisione condivisa, possono ricorrere al Tribunale affinchè sia il Giudice a prendere la decisione più opportuna.
In questo caso, l’assistenza di un legale è opportuna e necessaria, tuttavia la procedura non richiederà generalmente più di un’udienza.
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