Separazione giudiziale: cosa fare se la causa si complica

Separazione giudiziale: cosa fare se la causa si complica?

Una separazione giudiziale può durare molti mesi e, nei procedimenti più complessi, anche molto più a lungo.

Durante questo periodo la situazione sulla quale era stata costruita inizialmente la strategia processuale può cambiare.

Può intervenire un provvedimento che modifica gli equilibri precedenti. Possono essere coinvolti i servizi sociali. Può essere disposta una consulenza tecnica d’ufficio. Un figlio può manifestare difficoltà o rifiutare la frequentazione di un genitore. Possono emergere nuovi documenti o circostanze che inizialmente non erano conosciute.

Oppure può accadere qualcosa di apparentemente meno evidente: una situazione che doveva essere soltanto provvisoria continua per mesi e finisce per diventare la normale organizzazione della famiglia.

Quando accade, continuare semplicemente a sostenere con maggiore forza la posizione assunta all’inizio del procedimento non è necessariamente la scelta migliore.

Una strategia processuale deve essere continuamente confrontata con quello che sta realmente accadendo nella causa.

Perché una separazione giudiziale può cambiare durante il procedimento

Il processo familiare ha una caratteristica particolare: mentre il giudice deve decidere, la famiglia continua a vivere.

I figli crescono. Le relazioni cambiano. Possono modificarsi le condizioni economiche dei genitori. Le modalità di frequentazione concretamente praticate possono evolvere. Possono intervenire professionisti e servizi incaricati dal giudice.

Anche il quadro probatorio può diventare progressivamente più chiaro.

Il codice di procedura civile tiene espressamente conto di questa caratteristica.

L’art. 473-bis.22 c.p.c. consente al giudice di adottare i provvedimenti temporanei e urgenti nell’interesse delle parti e dei figli e di assumere contestualmente le determinazioni necessarie per l’istruzione della causa.

Ma quei provvedimenti non sono necessariamente destinati a rimanere immutati fino alla sentenza.

L’art. 473-bis.23 c.p.c. prevede infatti che possano essere modificati o revocati in presenza di fatti sopravvenuti o nuovi accertamenti istruttori.

È un principio importante anche dal punto di vista strategico: la fotografia della famiglia esistente all’inizio del procedimento non è necessariamente quella sulla quale il giudice sarà chiamato a decidere successivamente.

Un provvedimento sfavorevole non significa che la causa sia persa

Durante una separazione giudiziale può essere adottato un provvedimento che una delle parti considera fortemente negativo: cosa fare?

La prima reazione può essere quella di voler immediatamente aumentare il livello dello scontro.

Ma prima di decidere che cosa fare occorre comprendere perché il giudice abbia assunto quella decisione.

Quali fatti ha considerato rilevanti? Quali elementi non ha ritenuto sufficientemente dimostrati?

Quali esigenze dei figli ha privilegiato? Il provvedimento si basa su una situazione destinata presumibilmente a permanere oppure su un quadro ancora in evoluzione?

Solo dopo questa analisi può essere valutato il rimedio appropriato.

Il sistema processuale prevede, nei casi stabiliti dall’art. 473-bis.24 c.p.c., il reclamo contro i provvedimenti temporanei e urgenti; le circostanze sopravvenute, invece, devono essere dedotte davanti al giudice di merito.

Questo significa che contestare una decisione e rappresentare un successivo cambiamento della situazione sono problemi processuali differenti e devono essere affrontati come tali.

Quando intervengono i servizi sociali

Nelle separazioni caratterizzate da particolare conflittualità, soprattutto quando sono coinvolti figli minori, il giudice può acquisire informazioni e disporre interventi finalizzati a comprendere meglio la situazione familiare.

L’ingresso dei servizi sociali nel procedimento modifica inevitabilmente il quadro.

Da quel momento possono assumere rilievo le modalità con cui i genitori collaborano, la situazione concretamente vissuta dai figli, le difficoltà riscontrate e l’evoluzione delle relazioni familiari.

Affrontare questa fase semplicemente come un nuovo terreno di scontro può essere controproducente.

Occorre invece comprendere quale problema il giudice stia cercando di approfondire e quali elementi stiano emergendo.

Quando viene disposta una CTU

Un altro momento che può modificare significativamente lo sviluppo del procedimento è la consulenza tecnica d’ufficio.

L’art. 473-bis.25 c.p.c. prevede che, quando dispone una CTU, il giudice precisi l’oggetto dell’incarico e scelga un consulente dotato di specifica competenza rispetto agli accertamenti e alle valutazioni richieste.

La CTU non sostituisce il giudice e non costituisce automaticamente la soluzione della controversia.

Può però introdurre nel procedimento nuovi elementi di valutazione e nuovi accertamenti.

Per questo la strategia adottata prima della consulenza non può essere semplicemente riproposta in maniera meccanica dopo che sono emersi elementi nuovi.

Occorre esaminare metodologia, accertamenti compiuti, dati raccolti e conclusioni formulate, valutandone la rilevanza rispetto alle questioni che il giudice deve decidere.

Quando cambia la situazione dei figli

La posizione dei figli è probabilmente l’elemento che rende più evidente la natura dinamica del processo familiare.

Un’organizzazione inizialmente prevista può non funzionare.

Un figlio può manifestare disagio.

Può modificarsi concretamente il tempo trascorso con ciascun genitore.

Nei casi più difficili può emergere un vero e proprio rifiuto della relazione con uno dei due.

Quando questo accade, il problema non può essere affrontato soltanto chiedendosi chi abbia ragione.

Occorre comprenderne le cause, verificare ciò che concretamente sta accadendo e valutare quali iniziative siano compatibili con l’interesse del minore.

Anche il trascorrere del tempo può assumere un’importanza considerevole: una situazione nata come temporanea può progressivamente consolidarsi.

Più documenti e più istanze non significano necessariamente una difesa migliore

Quando una causa sembra prendere una direzione diversa da quella auspicata, una reazione frequente consiste nell’aumentare il numero delle iniziative.

Nuove istanze, nuovi documenti, nuove contestazioni.

Ma il problema può non essere la quantità del materiale prodotto.

Può essere necessario comprendere quali siano realmente i fatti decisivi.

Un processo familiare particolarmente conflittuale può produrre migliaia di messaggi, registrazioni, fotografie, e-mail e reciproche contestazioni.

Non tutto ha lo stesso valore.

Una strategia efficace richiede anche capacità di selezione: individuare ciò che serve a dimostrare un fatto rilevante ed evitare che gli elementi importanti vengano sommersi da una quantità di materiale che non modifica realmente il quadro della controversia.

Cambiare strategia non significa che quella precedente fosse sbagliata

Questo è un punto spesso sottovalutato.

Una strategia può essere perfettamente ragionevole nel momento in cui viene adottata e diventare successivamente inadeguata.

Perché sono cambiati i fatti.

Perché sono emerse nuove prove.

Perché un accertamento istruttorio ha restituito un quadro diverso.

Perché la situazione dei figli è mutata.

Oppure semplicemente perché il procedimento ha consentito di comprendere meglio quali siano gli elementi che il giudice considera realmente decisivi.

Il diritto processuale della famiglia riconosce espressamente questa possibilità quando consente la modifica o la revoca dei provvedimenti temporanei e urgenti sulla base delle sopravvenienze e dei nuovi accertamenti.

Per questo rivedere una strategia non significa necessariamente correggere un errore.

Può significare adattare la difesa a una realtà che nel frattempo è cambiata.

Quando è necessario fermarsi e rileggere la causa

Esistono alcuni momenti nei quali una rivalutazione complessiva può diventare particolarmente importante.

Quando un provvedimento significativo non corrisponde alle aspettative.

Quando una CTU o una relazione dei servizi introduce elementi nuovi.

Quando la situazione concretamente vissuta dai figli cambia.

Quando una soluzione provvisoria si prolunga molto più del previsto.

Quando continuano a essere depositati atti e documenti senza che la direzione del procedimento sembri modificarsi.

In questi casi la domanda più utile potrebbe non essere:

“Che cos’altro possiamo fare?”

Ma:

“Perché sta accadendo questo?”

È una differenza apparentemente piccola, ma strategicamente fondamentale.

La prima domanda spinge ad aggiungere iniziative.

La seconda obbliga a comprendere il problema prima di scegliere la prossima mossa.

Le separazioni ad alta conflittualità richiedono una strategia che possa evolvere

Questo problema diventa particolarmente evidente nelle separazioni ad alta conflittualità, nelle quali possono intrecciarsi questioni relative ai figli, accuse reciproche, servizi sociali, CTU, procedimenti paralleli e problemi economici.

In questi procedimenti la capacità di modificare la strategia quando cambiano le circostanze non è un segno di debolezza.

È parte della gestione della causa.

Perché il compito della strategia non è difendere sé stessa.

Separazione giudiziale: cosa fare quando la causa si complica

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Avv. Piergiorgio Rinaldi
Avv. Piergiorgio Rinaldi
La realta' della famiglia in crisi richiede conoscenze approfondite ed una dedizione assoluta. Soprattutto, richiede pratica quotidiana e grande passione personale. Per arrivare al migliore accordo.