Parlar d'altro..

La Costituzione…non mi cattura più il lettore.

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Mi sono reso conto del fatto…

… che nessuna delle mie difese ha mai contenuto un richiamo alla Costituzione.
Eppure come avvocato matrimonialista ne avrei a iosa, di richiami da sfilare dal polsino della camicia.
Ho utilizzato un discreto arsenale di norme, regolamenti e cavilli ma mai la Costituzione.
Per un avvocato è grave, ho pensato.
Poi, a pensarci meglio, credo che la scelta non sia mai stata casuale. Nonostante io l’ami ancora, con la costituzione ci siamo separati consensualmente.
Ho sempre avuto l’impressione, infatti, che i giudici pretendessero difese basate su qualcosa di piu’ concreto di un principio generale e che fossero i primi a considerare la carta costituzionale come uno scontato presupposto. Quindi, citarla non mi è mai sembrato tattico.

Idea: non cambiamo la Costituzione..spostiamo gli articoli!!

Io credo che la Costituzione andrebbe cambiata, ma non per modificarne il contenuto, bensì solo per modificare la disposizione degli articoli.
Sì, perche’ se mi incominci un testo dicendo che l’Italia è democratica e pure fondata sul lavoro, che è un posto dove si promuovono le condizioni che rendono effettivo l’esercizio del diritto a lavorare e a contribuire allo sviluppo sociale…non mi catturi il lettore, che ormai è uno che un senso critico ce l’ha!
Io invece questa roba del lavoro la insabbierei un pochino, cercherei di non dare nell’occhio e la metterei vicino a qualche altro articolo poco applicato, ecco.
Anche quella cosa che la sovranita’ appartiene al Popolo, sarebbe meglio spostarla verso la fine, magari in un post scriptum o in una nota in calce stampata coi caratteri usati dalle assicurazioni.
La L. 30/2003 (c.d. “legge Biagi”) ha introdotto il concetto di “flessibilita’”, che e’ un bel modo di definire i rigori del precariato a vita.
Qualche mese dopo, ci ha provato il governo francese, ad introdurre una boiata simile, ma il popolo si e’ riversato nelle piazze del potere per due mesi, assediando il parlamento finche’ la legge non e’ stata ritirata.
Questo significa che i francesi gestiscono la democrazia meglio di noi? No, significa che noi italiani siamo piu’ flessibili, appunto, e che quando ci chiedono di piegarci noi siamo decisamente più pronti ed elastici.
Perchè da noi, la cosa pubblica è di tutti e di nessuno. Quindi, se ci levano un diritto, nella misura in cui lo levano a tutti, non lo levano a nessuno.
Quindi, quando alla fine sono stati fatti a brandelli i diritti fondamentali dei lavoratori, per intenderci quelli che la L. 300/1970 elencava e disciplinava alla perfezione stabilendo un decente equilibrio con la parte datoriale, noi -flessibili sino a baciarci la punta dei piedi- abbiamo borbottato qualcosa al bar, poi tutto e’ tornato ad essere affare d’altri.
Lo scorso anno ho smesso di aggiornarmi in diritto del lavoro, ho deciso che non me ne sarei piu’ occupato. Anche da lui sono consensualmente separato.
Perche’ il diritto del lavoro non esiste piu’, esiste solo il bisogno di lavorare.

La potenza del simbolo del pane

Quando il concetto di lavoro scade cosi’ tanto, si perde il senso di sacralita’ di quanto con il lavoro l’Uomo realizzi per per se’ e per i suoi cari.
Il lavoro e’ sacro non per il reddito che produce, ma per la dignita’ sociale che conferisce l’atto di guadagnarsi il pane.
Il pane e’ un simbolo potente, in un pezzo di pane c’e’ la storia di un uomo.
Una mattina, poco tempo prima che il suo bar chiudesse per la crisi, mentre prendevo il caffe’ ho visto il mio amico Fabio fare una cosa a cui ripenso spesso. Ha compiuto un gesto automatico, uno di quelli che ti insegna da piccolo qualcuno che tiene a te e che ti restano come buone abitudini di cui non ti rendi piu’ conto.
Lo vidi infilare una pagnotta avanzata dal giorno precedente in un sacchetto di carta, era pane vecchio e andava buttato.
Prima di buttarlo, porto’ con entrambe le mani il sacchetto stropicciato verso le labbra e bacio’ il pane.
C’era qualcosa di bellissimo in quel gesto rituale, c’era rispetto e c’era una richiesta di perdono.
E’ stata l’unica volta in cui ho visto baciare il pane, e l’ho trovato struggente perche’ in quel gesto c’e’ l’ammaestramento antico di chi la fame l’ha vissuta al posto nostro, comprendendo prima di noi quanto sacrificio costi a volte allontanare da se’ la fame accedendo al lavoro.
Negli ultimi quindici anni abbiamo fatto di tutto per perdere i nostri diritti, attraverso ogni genere di colpevole omissione, fino a perdere la certezza del diritto alla dignita’.
Abbiamo bisogno di riappropriarci dei fondamentali sociali, di leggi giuste.
E magari di ricominciare a baciare il pane.

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Avv. Piergiorgio Rinaldi
Avv. Piergiorgio Rinaldi
La realta' della famiglia in crisi richiede conoscenze approfondite ed una dedizione assoluta. Soprattutto, richiede pratica quotidiana e grande passione personale. Per arrivare al migliore accordo.
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