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Avv. P. Rinaldi

Serviva Bibbiano per scoperchiare l’immenso giro di affari che gravita intorno all’affidamento a terzi?

Meno di un anno fa, sui giornali si parlava delle “tariffe” delle case-famiglia: dai 120 ai 170 euro al giorno per ogni ragazzo ospitato. Poi il silenzio, la cosa ha smesso di fare notizia.

Oggi la questione torna alla ribalta, perché qualche pazzo ha inventato l’alienazione a fini di lucro.

Che facciamo, ci stupiamo? Le case famiglia non sono istituti pedagogici, sono organizzazioni che usano immobili gestiti da dipendenti (ops..soci) di cooperative che hanno ottenuto una autorizzazione ad esercitare l’affare dell’accoglienza. C’è da stupirsi che, in ciò che nasce grazie all’impiego di capitali ed investimenti, qualcuno trovi il modo di sguazzare?  La “casa-famiglia” non è un convento, non è animata dallo spirito umanitario di chi la gestisce: è un business, un modo per sbarcare il lunario. E’ normale che generi appetiti di ogni specie.

Proprio perché il sistema è prettamente “affaristico”, sarebbe compito della Magistratura ricorrervi con parsimonia, senza applicare schemi ripetitivi e sentenze-timbro che traggano il giudice dall’impaccio di fare il proprio lavoro e di pensare ad una soluzione ragionata sul singolo caso.

Attualmente, invece, in Italia, se una separazione è eccessivamente conflittuale, si passa per due steps: il primo è l’audizione del minore da parte del giudice che si sta occupando della causa, il secondo è quasi sempre l’espletamento di una CTU (Consulenza Tecnica d’Ufficio) da parte di uno psicologo. Rarissimo che un giudice si faccia assistere da uno psichiatra (tanto è uguale, no?).

Dalla CTU alla perdita della potestà genitoriale il passo è brevissimo, provare per credere. Basta sbagliare un test di troppo e ti becchi una diagnosi di disturbo di personalità. Olè.

La perdità della potestà (anzi, della “responsabilità genitoriale”, per usare un neologismo di Stato), non è uguale per tutti: c’è chi perde l’affidamento ma continua a vedere i figli tutti i giorni perché sono collocati in casa e chi perde sia l’affidamento che il collocamento.

In entrambi i casi, i figli sono affidati ai Servizi Sociali e i genitori vengono delegittimati, perdendo ogni autorità anche agli occhi dei figli stessi.

Come sarebbe a dire cosa sono i servizi sociali? I servizi sociali sono..cioè.. i servizi sociali servono a..vabè, meglio se andiamo sul pratico. I servizi sociali sono una signora.

Sì, i servizi sociali sono una signora che puoi vedere circa ogni due mesi, che può entrare a vedere se casa tua è abbastanza pulita e se hai una dispensa abbastanza fornita. Ma non preoccuparti, in realtà a casa tua non ci viene nessuno, perché la signora ha sempre da fare e la vedrai solo su appuntamento. Anche se avrai bisogno di aiuto, la signora si vedrà come la Madonna: ogni tanto.

Sei figlio dello Stato, non sei contento? E se la tua famiglia d’origine non ha un blasone, i tuoi nuovi genitori vantano un illustri natali: i servizi sociali furono istituiti nel 1934, da una legge fascista per recuperare i giovani affetti da “devianze giovanili”.

Non preoccuparti, neonato figlio di Stato: la causa durerà talmente tanto che potrai compiere i tuoi 18 anni ed andartene per fatti tuoi, girandoci le spalle senza l’obbligo di salutare.

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Avv. Piergiorgio Rinaldi
Avv. Piergiorgio Rinaldi
La realta' della famiglia in crisi richiede conoscenze approfondite ed una dedizione assoluta. Soprattutto, richiede pratica quotidiana e grande passione personale. Per arrivare al migliore accordo.