Obblighi economici

Rinuncia alla carriera e assegno divorzile    

rinuncia alla carriera e assegno divorzile

La rinuncia alla propria carriera per seguire la famiglia può determinare un aumento dell’assegno divorzile. Nonostante la recente Cassazione riduca l’importanza del precedente tenore di vita, l’assegno divorzile mantiene spesso una natura compensativa per via di fattori diversi.

 

Rinunciare alla carriera

La rinuncia a una carriera promettente, da parte di uno dei coniugi, per seguire la famiglia, unita a una lunga durata del matrimonio, è un elemento che fa lievitare l’assegno divorzile.

Anche gli alimenti determinati in sede di separazione giudiziale risentono di queste stesse variabili. La Cassazione a Sezioni Unite ha determinato che in questi casi il Giudice non debba limitarsi a liquidare importi che tengano conto della semplice sussistenza economica (di cui si parla nella Sent. Cass. 18287/2019), ma parametrare l’assegno in base alla “perdita di chance lavorativa”.

Lo sbilanciamento dei ruoli

Perché l’assegno divorzile sia aumentato, la perdita di occasioni di lavoro deve essere comprovata dal ruolo assunto in famiglia.

Se il ruolo del genitore che ha accudito i figli e rinunciato al proprio lavoro ha contribuito in maniera sostanziale a migliorare la carriera del partner, possiamo sostenere che il lavoro domestico ha contribuito alla ricchezza della coppia.

In questo caso, secondo la Cassazione, il lavoro domestico deve ottenere riconoscimento anche in sede di divorzio, attraverso un aumento dell’assegno.

 

La durata del matrimonio

Perché possa parlarsi di un significativo sbilanciamento di ruoli, occorre che l’organizzazione della famiglia abbia sfavorito uno dei coniugi per un apprezzabile periodo.

La durata del matrimonio diventa quindi un importante indicatore dello “sbilanciamento”, poiché più lungo è stato il rapporto e più a lungo vi è stata perdita di occasioni lavorative.

L’assegno divorzile, dopo un matrimonio di dieci anni, sarà quindi più alto dell’assegno liquidato dopo un’unione di un anno.

 

L’età dei coniugi

E’ evidente che anche l’età conta in maniera sostanziale.

Un’età avanzata penalizza in maniera irreversibile la propria “collocabilità” lavorativa. All’interno di un lungo matrimonio, la perdita di chance si trasforma, nel tempo in vera e propria impossibilità di ricollocarsi nel mondo del lavoro.

Lo sbilanciamento di ruoli assunto durante il matrimonio, in questi casi, se è frutto di una scelta condivisa dei coniugi, non può che incidere pesantemente sulla determinazione dell’assegno divorzile.

 

 

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Avv. Piergiorgio Rinaldi
Avv. Piergiorgio Rinaldi
La realta' della famiglia in crisi richiede conoscenze approfondite ed una dedizione assoluta. Soprattutto, richiede pratica quotidiana e grande passione personale. Per arrivare al migliore accordo.

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