Il matrimonio non cessa solo per causa di separazione e divorzio, anche la Chiesa può porvi fine dichiarandolo nullo. In tal caso, gli alimenti all’ex si pagheranno ugualmente? Non sempre.

DIVORZIO E NULLITA’ DEL MATRIMONIO RELIGIOSO

Mentre il divorzio fa cessare gli effetti del matrimonio di fronte alla Legge, l’annullamento dinanzi alla Sacra Rota rende il matrimonio del tutto nullo, vale a dire come se non fosse mai stato celebrato.

Per la Chiesa, il matrimonio può essere dichiarato nullo solo in casi specifici, altrimenti non ha fine che con la morte di uno dei coniugi. Come suol dirsi, “finchè morte non separi”.

PERCHE’ LA NULLITA’ DEL MATRIMONIO RELIGIOSO?

Molti decidono di far annullare il matrimonio ecclesiastico per fede, in modo tale da potersi risposare attraverso un secondo matrimonio religioso. Difatti, il divorzio mette fine solamente agli effetti civili del matrimonio concordatario, ma non ne scioglie gli effetti spirituali e religiosi. Per sposarsi nuovamente in chiesa occorre quindi annullare il matrimonio.

QUANDO SI PUO’ ANNULLARE IL MATRIMONIO?

Si può fare richiesta di annullamento alla Sacra Rota solamente nei casi previsti:

  • Violenza fisica o intimidazioni da parte del coniuge
  • Matrimonio non consumato
  • Impotenza sessuale e/o sterilità occultata
  • Mammismo (ebbene sì, è chiamato proprio così dal 2015 ed è stato introdotto da Papa Francesco), vale a dire un legame eccessivo con la famiglia d’origine
  • Riserva sull’indissolubilità del matrimonio, sull’obbligo di fedeltà, sulla procreazione
  • Aborto procurato dal coniuge
  • Esistenza di un’importante relazione extraconiugale
  • Particolare brevità del matrimonio
  • Mancanza di fede religiosa

COME SI CHIEDE E QUANTO COSTA

La richiesta va inoltrata al Tribunale Ecclesiastico, e prende il nome di “Libello”.

Pervenuto il Libello, il Vicario (l’equivalente del nostro giudice) forma il collegio che valuterà le prove. Se il collegio, approva la richiesta e ritiene fondate le prove addotte, il matrimonio è sciolto.

Si paga un contributo di 525 euro. La controparte, se assistita da un avvocato, pagherà un contributo diminuito della metà, mentre non pagherà nulla ove si difenda in proprio. Sarà sempre opportuno, però, ingaggiare un avvocato specializzato, quindi un avvocato “rotale” -non basta essere esperti di diritto di famiglia- il cui onorario si dovrebbe aggirare intorno ai 3000 euro oltre Iva e Cassa.

E COSA SUCCEDE AGLI ALIMENTI?

Il bello, tuttavia, è ciò che accade sul piano civilistico. Se il matrimonio è dichiarato nullo dalla Chiesa, è come se non fosse mai stato celebrato. In tal caso, viene ovviamente meno il presupposto per il pagamento degli alimenti all’ex: cioè il matrimonio stesso!

In teoria, quindi, mentre il pagamento degli alimenti ai figli è sempre obbligatorio, quello all’ex non è più dovuto. Occorre tuttavia ricordare che spessissimo la Cassazione ha ritenuto di dover mantenere gli alimenti già concessi, in un’ottica assistenziale verso il coniuge dichiarato privo di mezzi. Potremmo in linea generale stabilire che possano essere revocati gli alimenti concessi in sede di separazione e prima del divorzio, mentre che non possano essere revocati gli alimenti concessi o confermati con il divorzio e prima dello scioglimento del matrimonio religioso.

Avv. Piergiorgio Rinaldi – Avvocato matrimonialista Roma

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Avv. Piergiorgio Rinaldi, esperto in diritto di famiglia

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Avv. Piergiorgio Rinaldi
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