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DOPO LA SEPARAZIONE, LA BABYSITTER SI PAGA INSIEME? (Download protocollo di intesa)

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La posizione delle madri che lavorano non è affatto rosea quando gli orari di lavoro non consentono di prendersi cura dei figli come si vorrebbe.

Ovviamente, qualunque ex moglie preferirebbe restare a casa a prendersi cura dei bambini, ma questa visione della maternità appartiene ad un’epoca decisamente superata.

Oggi, se sei madre e collocataria, o lavori o chiedi un assegno di mantenimento. E in entrambi i casi è dura.

 

Una parentesi sul mantenimento. Le difficoltà dei padri.

La condizione dei padri separati, in Italia è drammatica. Anche nel 2017, sono stati questi papà ad attribuirsi il poco lusinghiero primato degli appartenenti alla categoria dei più poveri. Anzi, degli “impoveriti”, cioè di coloro che un reddito ce l’hanno ma non ne fruiscono se non in minima parte.

In un clima di generale impoverimento, ottenere il mantenimento è sempre più difficile.

O meglio, non è difficile ottenerlo da un tribunale, è difficile ottenerlo con cadenza regolare da un ex che già paga un mutuo, un secondo affitto, spese condominiali proprie e per la casa coniugale, mediche al 50%, sportive al 50%, straordinarie al 50% e spesso il cellulare, le rate della minicar e amenità varie discorrendo.

Sia chiaro, anche la posizione della madri separate è drammatica.

La posizione di collocatario prevalente non è affatto semplice. Richiede un impegno che difficilmente è percepito dall’altra parte, e spese decisamente superiori a quanto si pensi.

Per non parlare, poi, del fatto che anche nei casi in cui la donna sia la meno danneggiata economicamente dalla separazione, è di certo quella che ha maggiori difficoltà a ricostruire una vita privata e una nuova famiglia con carattere di stabilità.

I genitori separati, sia uomini che donne, in una grande città come Roma, sono sempre in difficoltà. Inutile dire il contrario.

 

Stando così le cose, alla moglie conviene più lavorare che affidarsi all’assegno di mantenimento.

Ma in questi casi, come si può stare fuori casa dieci ore ed occuparsi delle necessità dei figli?

Diventa spesso indispensabile, in questi casi, il ricorso ad una babysitter.

E qui, la consueta domanda: chi la paga?

La coppia deve sostenere quest’onere al 50% per parte? Si tratta di una spesa ordinaria o straordinaria? E’ necessario l’accordo di entrambi i genitori o basta il parere del collocatario?

 

E i protocolli d’intesa dei tribunali?

Download: Protocollo-intesa-Tribunale-Roma-spese-straord-figli

Da alcuni mesi, sicuramente anche ad opera della divulgazione in rete che noi avvocati facciamo sui blog e sui social, quasi tutti coloro che hanno patito una separazione o un divorzio conoscono l’esistenza degli accordi stipulati dai tribunali con i consigli degli ordini forensi.

Ogni sede di tribunale ha un orientamento specifico, ma fondamentalmente si assomigliano un po’ tutti sulle questioni di base.

Una voce sempre controversa è proprio quella delle spese per la babysitter.

Infatti, è contemplata sia come spesa ordinaria che come spesa straordinaria.

Come è possibile che una voce di spesa si trovi in entrambe le categorie?

Dipende se l’inserimento della babysitter nella routine familiare sia stato precedente o successivo all’evento della separazione.

In parole povere, se la babysitter era già presente in famiglia prima della separazione, essa è da considerarsi come una voce preesistente di spesa e come tale è una spesa ordinaria da ritenere inclusa nell’assegno versato dal non-collocatario in favore dei figli (ovviamente, l’assegno dovrà coprire anche questa necessità al 50%). In caso contrario, cioè quando la necessità della babysitter sorga successivamente alla separazione, magari proprio a causa delle mutate esigenze di una famiglia in cui l’assenza del non-collocatario determini un “vuoto” organizzativo, si entra nel campo delle spese straordinarie.

Beninteso, di quelle spese straordinarie subordinate al consenso di entrambi i genitori.

Pertanto, se il non-collocatario non ritenga necessaria la figura di una coadiutrice familiare, magari per la presenza di nonni materni pronti a prendersi cura dei nipotini, non potrà essere obbligato a corrispondere alcunchè.

 

Chi ha ragione?

E’ difficilissimo rispondere.

Alcuni obiettano che la presenza di una babysitter sia fondamentale e che pertanto sia una spesa che -benchè possa presentarsi come straordinaria- non dovrebbe essere sindacabile dal non collocatario.

Altri orientamenti sono più pragmatici e lasciano alla coppia la possibilità di accordarsi con saggezza nella gestione della prole, giacchè l’affidamento condiviso può essere visto anche come “verticale” vale a dire suddividendo la giornata in fasce orarie attribuite ora all’uno ora all’altro genitore (in tal modo, in teoria, eliminando la necessità di una babysitter).

La realtà è che gli orari di lavoro in genere coincidono, e sia il padre che la madre avrebbero difficoltà a tenere con sé la prole durante una normale giornata di lavoro.

 

Quale soluzione?

Insomma, non si riesce a capire chi abbia davvero ragione. Tanto per cambiare, in questa materia.

Alcuni tribunali stanno ricorrendo all’affidamento alternato. Staremo a vedere se questi primi tentativi riusciranno a fornire anche le prime risposte.

Tanto per iniziare a pacificare gli animi, non si sa mai.

 

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Avv. Piergiorgio Rinaldi
Avv. Piergiorgio Rinaldi
La realta' della famiglia in crisi richiede conoscenze approfondite ed una dedizione assoluta. Soprattutto, richiede pratica quotidiana e grande passione personale. Per arrivare al migliore accordo.
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